Amanti segreti

Autrice: Dreamer
Rating: per tutti
Timeline: stagione 5 di AtS
Disclaimer: i personaggi della serie “Angel the Series” appartengono a Joss Whedon, alla Mutant Enemy e a quanti ne possiedano i diritti. Questo scritto non ha fini di lucro
Distribuzione: si prega di non distribuire la fanfic senza il consenso dell’autrice
Feed-back: graditissimo a AngelusDreamer@yahoo.it

Ci amiamo.
E non possiamo dirlo a nessuno.
Siamo circondati da avvocati: persone false che per il loro interesse personale non esiterebbero a usare qualsiasi sotterfugio, qualsiasi arma per distruggerci.
Lui si fida soltanto di me. Io mi fido soltanto di lui.
Dobbiamo essere discreti.
Ho il sospetto che Harmony abbia intuito qualcosa. Quella bionda ochetta si finge distratta, ma di sicuro non le è passato inosservato il fatto che lui affida a me tutti i casi più delicati e importanti.
Sa che ho libero accesso alle sue carte, ai suoi appunti. Che posso andare da lui ogni volta che c’è bisogno.

Seguiamo alcune tacite regole.
So che è troppo pericoloso vederci fuori dell’ufficio. L’operations team gli è sempre alle costole.
Perciò non ci resta che la sede, anche se siamo sotto gli occhi di tutti.
Quando ci incrociamo nei corridoi, evitiamo di guardarci.
E alle sue riunioni io non presenzio mai.
Aspetto paziente, fuori della porta, che abbia terminato di dare istruzioni all’inglese e al suo codazzo.
Quando loro escono, io entro. E per non destare sospetti, lascio la porta aperta e mi trattengo pochissimo.
Lui mi accoglie sempre con una occhiata delle sue. Intensa, profonda, avviluppante.
Il mio bellissimo angelo.
Spesso è preoccupato. Lo vedo dalla fronte aggrottata.
E in quel caso si limita ad allungarmi il fascicolo del caso, sfiorandomi la punta delle dita. Trattiene per un istante i fogli e guardandomi negli occhi mi dice: “Fai presto. È importante”.
E allora io entro in azione.

In questi ultimi giorni le cose sono cambiate. Senza rendercene conto e senza pensare alle conseguenze siamo diventati più audaci, meno attenti.
Ieri pomeriggio percorrevo il corridoio, coi capelli sciolti come piacciono a lui, che ondeggiavano ad ogni mio passo.
L’ho visto venirmi incontro, con una espressione decisa dipinta sul volto, i muscoli che gli guizzavano sotto la camicia nera, lievemente trasparente. Da infarto.
Si è fermato a un passo da me. Mi ha posato la mano sinistra sull’avambraccio, stringendomelo con forza e dolcezza allo stesso tempo.
Guardandomi negli occhi resi più grandi e intensi dalle lenti dei miei occhiali da miope, mi ha sussurrato all’orecchio: “Ho bisogno di te. Vieni appena puoi...”.
Il sangue ha preso a vorticarmi nelle vene. L’ho rassicurato con lo sguardo.
Sì, amore mio. Appena è sicuro, vengo da te.
Quando ho avuto via libera, l’ho raggiunto.
Sono entrata nel suo ufficio in un silenzio irreale. La moquette attutiva il ticchettio dei miei tacchi. Ma lui mi ha sentita lo stesso. Sa sempre quando sto arrivando.
Seduto dietro quella lucida e mastodontica scrivania, mi guardava andargli incontro. La lama di uno dei pugnali appesi alla parete gli dipingeva un riflesso argenteo sugli zigomi.
Ho fatto il giro della scrivania e mi sono avvicinata alla sua poltrona.
Ho allungato una mano per sistemargli un corto ciuffo ribelle sulla fronte.
Proprio in quell’attimo, Winifred Burkle è piombata nella stanza.
Mi sono allontanata con discrezione, sistemandomi vicino alla grande vetrata necropentata, dando le spalle alla donna.
Temevo che sul mio volto si leggesse tutta l’urgenza, il fuoco, la passione che provavo.
Lui ha dovuto seguirla al dipartimento scientifico, per una questione urgente.
Un altro attimo che ci è stato rubato.
Lo so, amore, che vorresti darmi notti e giorni interi.
Ma ho ben chiari i nostri doveri. E i nostri ruoli.
Ho preso le carte che mi servivano, quelle che lui aveva lasciato lì per me e che mi aveva affidato.
Quando sono arrivata alla porta, mi sono girata per dare un’occhiata alla stanza vuota, concedendomi un piccolo sospiro di rimpianto per l’occasione persa.

Non ho dormito per tutta la notte, pensando a lui, rivivendo con la memoria i nostri momenti più importanti... Le sue dita che sfiorano le mie, la sua mano sul mio braccio, i suoi occhi affondati nei miei, la sua voce che mi accarezza sensualmente il collo.

Questa mattina sono arrivata presto. Volevo attenderlo nel suo ufficio, nell’unica stanza dove possiamo essere veramente noi stessi.
Approfittando del fatto che non ci fosse ancora nessuno, sono entrata nel suo studio.
Mi sono avvicinata alla scrivania, accarezzandola lentamente con un dito per tutta la sua lunghezza.
Ho fatto il giro e mi sono seduta sulla sua sedia.
Il suo odore aleggia nell’aria e mi sono illusa che fossero le sue braccia a cingermi, anziché i braccioli.
Il mio sguardo è caduto su alcuni fogli lasciati in bella vista e si è perso nella sua grafia così elegante e virile.
Come tutto in lui.
Il desiderio nutrito dalle fantasie notturne è esploso con tutto il suo vigore.
Mi sono distesa con voluttuosa sensualità sulla scrivania, come una naiade baciata dalle onde.
Ho immaginato il sorriso che mi avrebbe rivolto trovandomi lì, al suo sopraggiungere.
E le sue mani che percorrevano il mio corpo alla ricerca dei punti più sensibili.
Ho sentito la sua voce e quella del Pyleano.
Mi sono affrettata a scendere dalla scrivania e ad assestarmi la gonna sulle gambe nude.
Dobbiamo essere discreti.
Mi ha salutato con la sua solita, cortese gentilezza.
E mi ha affidato un altro caso delicato.

E ora sono qui, fatico a concentrarmi sul lavoro. Continuo a chiedermi quando, finalmente, potremo dimostrarci tutta la passione reciproca.
Sento la porta aprirsi. La zaffata di un profumo dozzinale e dolciastro mi ferisce le narici.
Non può essere che Harmony.
Mi affretto a nascondere l’espressione sognante.
Lei mi si avvicina, le mani sui fianchi e un’aria arrogante sul viso.
“Muoviti”, mi sibila all’orecchio, “che ad Angel servono altre fotocopie!”.
Che stronza. È sempre stata invidiosa di me.
Spengo la fotocopiatrice e mi avvio da lui.
Chissà... forse oggi ci diremo quanto ci amiamo...